Ritratti del Beato Paolo VI

 

Testimonianze sul Beato Paolo VI

Da “La Voce del Popolo” – 3 agosto 2017 – (articolo di Luciano Febbrari)

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Mons. Bettazzi: Vi racconto Paolo VI

Da “La Voce del Popolo” – Intervista di Luciano Febbrari – 16/03/17

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Paolo VI: richiamo alla vera Tradizione

Articolo di Stefania Falasca su “Avvenire” del 22 febbraio 2017, pag. 3

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Paolo VI: maestro del colloquio con l’umanità

Incontro con Mons. Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia

e col Prof. Alberto Melloni, Titolare della Cattedra Unesco sul pluralismo religioso e la pace dell’Università di Bologna,

con il patrocinio del Comune di Brescia e della Cattedra Unesco

(da “La Voce del Popolo” del 16/02/2017 – pag. 25)

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PaoloVI: profeta, apostolo, mediatore – Testimonianza di Maria Voce

Testimonianza di Maria Voce, responsabile del Movimento dei Focolari (Cattedrale di Brescia, 23-09-16)

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PaoloVI e la Chiesa esperta in umanità (“La Voce del Popolo” del 15-09-16)

Tema del “13° Colloquio Internazionale” di studi proposto dall’Istituto Paolo VI di Concesio

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La Settimana Montiniana

Calendario della Settimana Montiniana che si terrà a Concesio da sabato 17 settembre 2016 (“La Voce del Popolo” del15-09-16)

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 Paolo VI; una vita trasfigurata (“Avvenire” del 07/08/2016)

Semeraro: parlava al mondo, non solo ai figli della Chiesa.

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La scuola della misericordia da Paolo VI a Francesco (“Avvenire” del 06/08/2016)

Forte legame tra l’attuale Anno Santo e il Giubileo del Rinnovamento e della riconciliazione datato 1975.

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L’umanità di mio zio – Videointervista

Per la prima volta Pia, nipote di Paolo VI, racconta la vita famigliare trascorsa insieme al Beato Montini «uomo dalla fede profonda».

A cura della Diocesi di Milano.

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Il ricordo di Paolo VI nelle parole del suo Segretario Mons. Pasquale Macchi

Tratto da da “Notiziario n° 1 dell’Istituto Paolo VI” – Duomo di Milano 23/09/1979

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Il Vangelo dell’Amore nel cuore di Paolo VI

Mons. Pasquale Macchi, segretario di Paolo VI – 5 agosto 1990.  Tratto da da “Notiziario n° 20 dell’Istituto Paolo VI”.

Grande dono è stato per me vivere 24 anni accanto a Paolo VI, dal quale ho ricevuto continue lezioni di fede, di coraggio, di sacrificio, di umiltà e di dedizione gioiosa al Signore.

Un servizio, il mio, nato per obbedienza ai miei superiori, si è rivelato poi come un privilegio spirituale altissimo, condividendo la storia quotidiana di un eccezionale uomo di Chiesa.

Nel riflettere ora sulla figura di Paolo VI cerco di riassumere le mie impressioni indicando le sue preferenze.

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Amava i bambini: aveva per loro una specie di tenerezza reverenziale; se li accarezzava, se li baciava lo faceva con modo finissimo come di fronte a un mistero delicato. Per i bambini infermi aveva una preferenza dolcissima.

Amava i poveri e i sofferenti: a ognuno di loro avrebbe voluto dimostrare la sua stima e portare un aiuto veramente provvido.

Amava i giovani: non solo perché in essi vedeva l’avvenire della società e della Chiesa, ma perché avrebbe voluto che ciascuno di loro valutasse le ricchezze interiori di cui sono depositari e le potesse sviluppare al massimo per la propria felicità, per il regno di Cristo e per il bene del mondo.

Amava i sacerdoti: aveva per loro e per i candidati al sacerdozio una parti­colare predilezione che lo muoveva alla commozione, a una venerazione profon­da e a un affetto sincero. Ogni defezione era una ferita per il suo cuore.

Amava le religiose: quelle di vita contemplativa cui riconosceva un posto particolare nel cuore della Chiesa e poi tutte le religiose che considerava sorelle amatissime cui la Chiesa deve particolare onore, benevolenza, gratitudine.

Amava i religiosi di tutte le comunità, antiche e moderne. Di ciascuna ricercava con passione la particolare spiritualità di cui riconosceva carisma e pregio per l’edificazione del Regno di Dio.

Amava i lavoratori ai quali voleva comunicare l’amore profondo di Cristo e della Chiesa perché fossero i protagonisti della civiltà moderna.

Amava le donne che venerava alla luce di Maria come le creature cui Dio ha affidato con la maternità qualità e virtù singolari.

Amava la famiglia, dalla quale aveva ricevuto beni inestimabili e che riteneva il fondamento della storia umana e cristiana. Ogni ferita alla famiglia (divorzio, aborto) lo faceva soffrire immensamente.

Amava questo mondo: il creato e tutte le meraviglie in esso disseminate: i fiori, gli uccelli, i monti, il mare.

Amava il mondo nelle sue forme moderne, la scienza, il progresso, l’arte, la letteratura, la poesia, la musica, la cultura.

Amava la storia umana, la storia della Chiesa, la storia di ognuno: ogni persona umana lo appassionava.

Si interessava ad ogni persona.

Nulla mai lo lasciava indifferente: ogni voce era da lui accolta, ogni lettera riceveva attenzione, ogni richiesta esigeva risposta, ogni dono voleva gratitudine, ogni pena suscitava conforto, ogni dolore induceva preghiera.

La sua disponibilità non conosceva limite. La cultura acquisita in tanti anni di studio e di lettura non gli aveva tolto la semplicità del bambino. Aveva un cuore semplice che si manifestava nel suo sguardo.

Uno sguardo limpido che penetrava fino in fondo al cuore, e rivelava il suo animo.

Non per indagare, non per condannare, non per ricercare, non per inqui­sire, ma per amare, per comprendere, per essere solidale, per confortare. Non come rimprovero, come sfida, come spada che ferisce, ma sempre come aiuto, come sostegno benefico.

Il suo animo era così puro e così limpido! Si aveva l’impressione che il male, di cui aveva una percezione radicale e drammatica, non riuscisse a depositarlo nel suo cuore né a intorbidire lo specchio limpido del suo essere.

Tuttavia, lo feriva talmente da condurlo fino all’angoscia dell’agonia dell’orto del Getsemani; ma nel dolore del Redentore, di Cristo, riusciva sempre a ricuperare una luce luminosis­sima per sé e per gli altri.

Il Vangelo era la sua unica regola. Si potrebbe dire che non aveva altri regolamenti se non la parola di Gesù.

La sua meditazione fondamentale era il Vangelo, le lettere di s. Paolo e degli altri apostoli. Atti degli Apostoli, la Sacra Scrittura in generale. Alle parole del Vangelo si ispiravano i suoi modi di essere, di pensare, di agire, di parlare.

Qualsiasi pagina era motivo di gioia, di riflessione, di contemplazione, di vitale soddisfazione, da cui sapeva trarre «cose nuove e cose antiche», come qualche idea geniale, qualche intuizione meravigliosa. Il Vangelo è la fonte della sua spiritualità, la radice del suo comportamento, la motivazione decisiva delle sue scelte, la ragione dei suoi gusti.

La parola di Gesù è la sola soluzione ai mali del mondo, è la ragione delle sue speranze, è il fondamento definitivo del suo ottimismo, è la sola via d’uscita dalle angosce disperanti dell’uomo moderno.

Senza Cristo non c’è luce, non c’è speranza, non c’è amore, non c’è avvenire.

La consapevolezza della presenza di Cristo gli ha permesso di far fronte a ogni difficoltà con calma, con pazienza, con serenità, con sicurezza.

Non ho mai visto Paolo VI nell’angoscia, nella paura, nella desolazione. Se qualche volta l’ho visto piangere, non fu mai per disperazione o per panico, ma solo per profonda commozione.

Cristo Gesù era il suo unico Maestro. S. Paolo, s. Agostino erano l’aiuto più valido per conoscere Cristo. Il suo interesse fondamentale era Cristo, Cristo la sua vera passione, Cristo la sua specialità.

Ha amato la Chiesa con amore appassionato, senza limiti, senza calcoli, senza interruzioni, anche quando la Chiesa lo ha fatto soffrire, perché la Chiesa l’ha voluta Cristo, è di Cristo, è la sua sposa, è la sua gloria.

Sempre l’ha amata, nella gioia e nel dolore, nello splendore e nella desola­zione, nella crescita e nella diserzione, nel trionfo e nel disprezzo, nell’accoglienza e nel rifiuto. Particolare amore ha sempre nutrito per la Chiesa perseguitata, avvilita, impedita.

Anche quando alcuni uomini di Chiesa le facevano gravi torti, non ha mai perso la fiducia, anzi nei momenti più tempestosi il suo amore si faceva più intenso, perché ancorato alla parola di Cristo.

Fu disposto a ogni sacrificio per la Chiesa, per la sua pace, la sua unità, la sua santità, la sua bellezza interiore ed esteriore, la sua libertà, la sua fedeltà a Cristo, la universalità, la sua povertà, la sua credibilità, la sua luminosità, la onorabilità.

Amò Maria Santissima con un amore dolcissimo: Madre della Chiesa la volle proclamare nel Concilio. Ma con quel titolo voleva onorare soprattutto la Madre dell’uomo, dell’afflitto, del desolato, dell’angosciato, del solo, dell’abban­donato.

Madre della Chiesa perché madre di chi soffre con la Chiesa, per la Chiesa, nella Chiesa con Cristo, per Cristo, in Cristo.

L’amore a Cristo, alla Chiesa e a Maria riassume tutta la vita di Paolo VI vissuta nella continua, umile e fiduciosa obbedienza alla volontà di Dio. Lo stesso amore risplende nella luce della Trasfigurazione, quando Paolo VI muore ripe­tendo il Padre nostro, quasi come presentazione di sé alle soglie dell’eterno e come messaggio e traccia per il cammino di ogni uomo.

IN NOMINE DOMINI Paolo VI umile e grande figura

Mons. Pasquale Macchi – Basilica di S. Ambrogio – Milano – 13/02/1998

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Paolo VI: una luce che brilla sulla vetta del monte

di don Antonio Lanzoni, delegato vescovile per la promozione della memoria di Paolo VI

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Paolo VI: un ritratto spirituale

Enzo Bianchi, Cattedrale di Brescia, 05 ottobre 2014

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Paolo VI, il Papa della Chiesa in dialogo, nell’amore e nella sofferenza

Padre Antonio Maria Sicari, ocd.

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Un Papa che non subisse critiche fallirebbe il suo compito

Paolo VI nell’omelia di Joseph Ratzinger del 10 agosto 1978.

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Paolo VI e Chiara Lubich, carismi in dialogo

Tratto da “Avvenire” del 10 marzo 2016.

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Macchi racconta il “suo” Paolo VI: io vicino a una luce abbagliante

Tratto da “Avvenire” del 6 aprile 2016.

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Giovanni Battista Montini. Un uomo come voi

Presentazione del libro di Giovanni Maria Vian.

Tratto da “La Voce del Popolo” del 21 aprile 2016.

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Paolo VI. Un ritratto spirituale

Presentazione del libro curato da Paolo Stercan.

Tratto da “La Voce del Popolo” del26 maggio 2016″.

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